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RIGURGITO NEL NEONATO
Kids&Family,  Salute&Benessere

Rigurgito nel neonato. 10 ACCORGIMENTI PER LIMITARLO.

INDICE

Il rigurgito nei neonati è un fenomeno abbastanza comune, che interessa oltre la metà dei bimbi, con un’incidenza massima fra la quinta e l’ottava settimana di vita; si tratta di un evento fisiologico che non dovrebbe destare alcuna preoccupazione; molti genitori, però, lo vivono con una certa apprensione.

Il rigurgito nei neonati è un fenomeno assolutamente normale nei primissimi mesi di vita e, se non è accompagnato da altri sintomi, come l’arresto della crescita, non deve destare alcuna preoccupazione. 

Il rigurgito, infatti, compare fin dalle prime assunzioni di latte e tende a scomparire nel giro di un anno, al massimo entro un anno e mezzo. Se il bimbo ha un reflusso non complicato, passivo, involontario da rilassamento e apertura dello sfintere esofageo inferiore, non è irritabile e/o agitato e mangia e cresce regolarmente, viene definito “rigurgitatore felice”: l’unico inconveniente può essere quello di “armarsi” di decine di vestiti e bavaglini (che in genere a un neonato non mancano). 

Rigurgito o Reflusso?

Molti fanno confusione tra rigurgito e reflusso; in realtà, qualche differenza c’è, vediamo insieme quale:

Il reflusso viene definito come il passaggio del contenuto gastrico dallo stomaco all’esofago, anche più volte al giorno. Nella maggior parte dei casi il rigurgito del neonato è costituito da piccole quantità di liquido trasparente, rappresentato da latte materno misto a saliva, e si verifica a pochi minuti di distanza dalla fine della poppata. A. volte, però, questo fenomeno si verifica anche a una distanza di tempo maggiore, ad esempio quando il neonato fa un rigurgito dopo 2-3 ore dall’assunzione di latte, e in questi casi il materiale espulso dalla bocca avrà aspetto simile a quello della ricotta perché costituito da latte coagulato, quindi parzialmente digerito. Il rigurgito è molto comune sia negli adulti che nei bambini; in questi ultimi (il 70% dei casi si osserva nei primi mesi di vita) si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico dovuto all’alimentazione essenzialmente liquida e all’immaturità della valvola tra stomaco ed esofago. Ne consegue una mancata tenuta e, nei momenti di riposo o quando il bambino è sdraiato, i succhi gastrici (acidi) non vengono ostacolati nella loro risalita generando il fenomeno del reflusso che, nella maggioranza dei casi non da sintomi e comunque è destinato a risolversi spontaneamente quando vengono introdotti nella dieta cibi solidi.

Il rigurgito invece è un evento caratterizzato dall’espulsione di saliva e latte non digerito, di solito entro mezz’ora dalla poppata ed interessa la quasi totalità dei lattanti. Da un punto di vista meccanico, anche questo come il reflusso, è dovuto all’immaturità fisiologica della valvola gastroesofagea, la differenza consiste nel fatto che il rigurgito si vede perché espulso dalla bocca mentre il reflusso può arrivare ad un certo punto dell’esofago e non essere visibile. Solitamente il rigurgito, anche se frequente, non si accompagna ad una riduzione della crescita né ad alcuna complicanza, è pertanto da considerarsi innocuo come un meccanismo protettivo nei confronti di un’eccessiva assunzione di latte (materno o formulato): lo si osserva infatti, in quei bambini che sono soliti attaccarsi al seno o al biberon con grande voracità. Con la crescita e la susseguente assunzione di cibi solidi, oltre che l’acquisizione della posizione seduta, i rigurgiti diminuiranno progressivamente fino alla scomparsa completa.

Mentre il rigurgito è un fenomeno che possiamo tranquillamente definire fisiologico, il reflusso è un problema sicuramente più serio e fastidioso che potremmo definire come una sorta di rigurgito “patologico”.

Ci sono tre tipologie di reflusso nei neonati:

  •  fisiologico, ed in questo caso non è da ritenersi preoccupante per la sua salute.
  •  cronico con calo visibile della crescita, in tale occasione la mamma dovrebbe rivolgersi al pediatra per capire la causa e trovare dei rimedi al problema.
  •  sintomatico se si presenta spesso, anche se il bambino cresce normalmente e il suo peso non subisce oscillazioni considerevoli.

Le cause del rigurgito

Il rigurgito del neonato è causato principalmente dall’immaturità del cardias (o sfintere esofageo inferiore), cioè l’anello muscolare situato tra l’esofago e lo stomaco, che regola il passaggio unidirezionale del cibo tra questi due organi. Nel neonato questo muscolo si apre spesso e in maniera spontanea, per cui il latte che si trova nello stomaco risale verso l’alto e viene eliminato dalla bocca; non essendo ancora pienamente sviluppato nei bambini molto piccoli, questa struttura risulta infatti incontinente. In pratica, il sistema digestivo dei neonati è immaturo: hanno infatti l’esofago più corto e un tono sfinterico minore.

Sarà necessario un po’ di tempo prima che il cardias inizi a lavorare in modo regolare e che l’apparato digerente raggiunga una maturità tale da assicurare un equilibrato e normale ciclo della digestione.

Nella maggior parte dei casi, il fenomeno si presenta quando i neonati bevono quantità di latte eccessive e troppo in fretta, oppure se ingurgitano dell’aria.

Tra le altre cause comuni del rigurgito, specie quando è eccessivo, bisogna ricordare anche una possibile sovrapproduzione di latte da parte del seno materno o un riflesso di emissione forte: in questi casi, per evitare il rigurgito, sarà bene allattare il piccolo in una posizione semi-reclinata o reclinata su un fianco.

Il rigurgito può anche essere provocato da una particolare sensibilità al cibo, specie dalle proteine del latte presenti nella dieta della mamma. Sarà bene provare a eliminare dalla dieta per un paio di settimane il latte vaccino e valutare se ci sono miglioramenti; nei bambini un po’ più grandi, questo fenomeno può essere legato proprio all’introduzione di cibi solidi nella loro alimentazione, oppure in concomitanza con la dentizione, che provoca l’aumento della salivazione (l’ingestione di maggiore quantità di saliva può provocare rigurgiti più abbondanti). In certi casi può essere dovuto a raffreddori o allergie, oppure a un cosiddetto “scatto di crescita” che lo porta a ingurgitare più voracemente, assumendo più aria. 

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10 accorgimenti per limitare il rigurgito

Una prevenzione assoluta del rigurgito è impossibile, ma sicuramente si possono adottare alcuni accorgimenti per diminuire la frequenza dei rigurgiti che, in diversi neonati, possono essere anche piuttosto frequenti.

  1. Per prima cosa è preferibile fare delle poppate piccole:  per consentire al neonato di ingurgitare una piccola quantità di liquido per volta  in modo che lo stomaco non si riempia troppo e il piccolo abbia la possibilità di digerire tra una ciucciata e l’altra.
  2. Fare poppate frequenti: è più facile fare poppate più piccole allattando il bimbo prima che lo richieda.
  3. Durante la poppata, invece, è preferibile tenere il bambino di lato, pancia contro pancia, stando entrambi sdraiati. Altrimenti la mamma può assumere una posizione reclinata col bimbo sdraiato su di lei, in modo che lo stomaco non venga compresso. Quando il piccolino sarà un po’ cresciuto, bisognerà farlo salire sulla gamba della mamma a cavalcioni.
  4. Nel caso in cui il bambino sia allattato al seno, può essere opportuno effettuare una pausa, di tanto in tanto, nel corso della poppata. Nel caso di bambini allattati con latte artificiale, potrebbe essere d’aiuto il passare a un latte addensato. Nei bimbi alimentati con il biberon si può anche aggiungere la tecnica  denominata “pacing feeding”: questa tecnica mira ad imitare l’allattamento al seno, caratterizzato da un flusso “a calata” e non costante come quello di una tettarella, dando così al bambino la possibilità di imparare a succhiare con i suoi ritmi. In pratica, il bimbo è semi seduto e il biberon viene tenuto in posizione orizzontale così che la tettarella non si riempia completamente. Inoltre, per evitare che il bimbo ingurgiti il latte troppo in fretta, si fanno pause ogni 10 poppate circa mettendo il biberon in posizione verticale, così che il latte non arrivi alla tettarella.
  5. Bisognerà poi aiutare il bebè a fare il ruttino e tenerlo in una posizione verticale dopo la poppata: l’emissione dell’aria ingurgitata durante il pasto allontana un po’ il rischio del rigurgito. Talvolta però è proprio quello il momento in cui avviene. Tenete il bambino in posizione verticale e date dei colpetti leggeri sulla schiena.
  6. Dopo il pasto, non mettete subito disteso il bambino, ma aspettate un po’. Per lo stesso motivo, il cambio del pannolino andrebbe fatto prima di mangiare: alzargli le gambe provoca una pressione sullo stomaco che potrebbe favorire il rigurgito.
  7. Eliminare prodotti caseari, carne di manzo o uova dalla dieta della mamma durante l’allattamento, per verificare se il bambino presenta un’intolleranza;
  8. Utilizzare una tettarella della giusta misura per il biberon. Una tettarella troppo larga o troppo stretta può indurre il neonato ad ingoiare aria.
  9. Tenete il bimbo, in generale, il più possibile in verticale: portare il bimbo in fascia o in un marsupio ergonomico può essere la soluzione migliore per questi bambini.
  10. E infine una raccomandazione fondamentale: i neonati devono dormire a pancia in su. Studi hanno dimostrato che non porta miglioramenti rialzare il materasso dove dorme il bimbo, anzi diventa pericoloso per la SIDS (mote in culla) ed è quindi controindicato: il bimbo deve essere messo a dormire sulla schiena su un materasso rigido e piatto.

Quando preoccuparsi

Il rigurgito è, nella maggior parte dei casi, un fenomeno normale e innocuo, ma può diventare la spia di un problema di salute del neonato e in particolare di una “malattia da reflusso gastroesofageo” quando è associato ad alcuni segnali d’allarme, ovvero:

  • perdita di peso o scarsa crescita;
  • presenza di tracce di sangue o vomito di colore verdastro;
  • vomito a getto;
  • irritabilità eccessiva del piccolo;
  • difficoltà di alimentazione non spiegate: rifiuto del cibo, conati di vomito, apnea…

Se invece un neonato presenta rigurgiti frequenti ma cresce bene e non presenta alcun segno o sintomo d’allarme, non c’è nulla di cui preoccuparsi e non è necessaria alcuna terapia: questo è il caso dei cosiddetti “rigurgitatori felici”.

Per essere sicuri che le varie manifestazioni siano effettivamente legate alla presenza di reflusso gastroesofageo, è necessario effettuare un particolare esame denominato pH-metria delle 24 ore. Si tratta di un esame che permette di registrare, per un periodo di 24 ore, il numero di episodi di reflusso e la loro eventuale correlazione con la posizione del bambino e con l’assunzione di cibi.

A seconda dell’esito dell’esame, il pediatra potrebbe in considerazione l’idea di somministrare farmaci antiacidi.