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Salute&Benessere

Il sistema immunitario: come funziona e come aumentare le nostre difese immunitarie

Sistema Immunitario

 Il Sistema Immunitario

 

Il sistema immunitario rappresenta per il nostro organismo un vero e proprio scudo difensivo, fondamentale per la protezione dalle sostanze estranee dannose (antigeni). Quindi se rafforziamo le nostre  difese immunitarie saremo più resistenti agli attacchi da parte di agenti patogeni.

Prima di vedere come fare ad aumentare le nostre difese immunitarie sarà utile capire come funziona il sistema immunitario.

Il funzionamento del sistema immunitario implica la capacità di distinguere le cellule innocue da quelle pericolose, risparmiando e preservando le prime ed attaccando e distruggendo le seconde.

La distinzione tra il sé (o self) ed il non sé (o non self), tra l’innocuo ed il dannoso, è resa possibile dal riconoscimento di particolari molecole di superficie, dette antigeni, che hanno una struttura unica e ben definita .

Gli agenti patogeni sono solitamente microorganismi quali batteri, funghi, protozoi e virus che possono penetrare all’ interno del nostro corpo attraverso l’aria inalata, il cibo ingerito, i rapporti sessuali, le ferite ecc.

Ognuno di questi agenti patogeni espone sulla propria superficie delle molecole dette antigeni, le quali vengo riconosciute come estranee dal sistema immunitario e quindi attaccate.

Il sistema immunitario è formato da un complesso insieme di cellule e organi altamente specializzati che collaborano, ciascuno con un ruolo ben definito, alla difesa dell’organismo dalle infezioni.

Ci sono tre componenti essenziali che contribuiscono all’immunità:

  1. ORGANI
  2. CELLULE
  3. MEDIATORI CHIMICI

1.Gli organi localizzati in diverse parti del corpo (milza, timo, tonsille, appendice) e tessuti linfatici si distinguono in:

  • organi linfatici primari (il midollo osseo e il timo) costituiscono la sede in cui i leucociti (globuli bianchi) si sviluppano e maturano.
  •  organi linfatici secondari intrappolano l’antigene e dunque sono la sede in cui i linfociti possono incontrare ed interagire con l’antigene; hanno infatti un’architettura reticolare che trattiene materiale estraneo presente nel sangue (milza), nella linfa (linfonodi), nell’aria (tonsille ed adenoidi) e in cibo ed acqua (appendice vermiforme e placche di Peyer nell’intestino) distruggendo batteri e cellule tumorali maligne trasportati dai vasi linfatici.

Di fondamentale importanza sono i linfonodi e i vasi linfatici, che costituiscono un particolare sistema circolatorio che trasporta la linfa, un fluido trasparente che contiene i linfociti e che va a confluire nel sangue. I linfonodi costituiscono delle “stazioni” all’interno della circolazione linfatica, dove le cellule del sistema immunitario possono riprodursi per contrastare uno specifico agente estraneo; la milza, localizzata nella parte superiore sinistra dell’addome, costituisce un altro punto di raccolta, dove le cellule linfatiche trasportano gli organismi estranei che sono stati convogliati dal sistema linfatico. Anche le tonsille, le adenoidi e l’appendice sono formate da tessuto linfatico.

2.cellule isolate presenti nel sangue e nei tessuti: le principali sono dette globuli bianchi o leucociti, di cui si riconoscono diverse sottopopolazioni (eosinofifli, basofili/mastociti, neutrofili, monociti/macrofagi, linfociti/plasmacellule e cellule dendritiche). Tra queste in particolare svolgono un ruolo importantissimo I LINFOCITI.Esistono due classi particolari di linfociti: i linfociti B, che si sviluppano nel midollo osseo, e i linfociti T, che maturano nel timo, un organo situato nel torace dietro lo sterno.

I linfociti B sono preposti alla produzione degli anticorpi, molecole proteiche che circolano nel sangue e che sono in grado di riconoscere sostanze estranee, e quindi di legarsi ad esse “marcandole” per la successiva distruzione da parte di altre cellule del sistema immunitario.

I linfociti T sono invece in grado di attaccare e di distruggere cellule alterate che essi riconoscono come estranee.

  • 3.sostanze chimiche che coordinano ed eseguono le risposte immunitarie: attraverso queste molecole, le cellule del sistema immunitario sono in grado di “comunicare” tra loro inviandosi segnali che ne regolano reciprocamente il livello di attività; tale interazione è permessa da specifici recettori di riconoscimento e dalla secrezione di sostanze, genericamente note come citochine, che fungono da segnali regolatori.
 
 

La risposta immunitaria

 

Il primo meccanismo di difesa dell’organismo è costituito dalle barriere meccanico-chimiche, che hanno lo scopo di ostacolare la penetrazione degli agenti patogeni nell’organismo (la pelle, le membrane mucose presenti nelle parti del corpo a diretto contatto con l’esterno, come ad esempio bocca, naso e orecchie e le secrezioni come la saliva o il sudore).

Se le prime barriere esterne falliscono e l’agente patogeno penetra nell’organismo si attiva la risposta immunitaria interna.

Si distinguono due tipi di risposta immunitaria interna:

  1. risposta immunitaria innata (o aspecifica): meccanismo di difesa generale, presente già alla nascita, che agisce rapidamente (minuti od ore) ed indiscriminatamente contro qualsiasi agente esterno; più rapida ma non ugualmente efficace contro tutti gli antigeni; non ha alcun tipo di memoria nei confronti di precedenti incontri con patogeni. Inoltre, non si rafforza in seguito a nuovi ed ulteriori contatti con lo stesso patogeno.
  2. immunitaria acquisita (o specifica): consente invece una risposta difensiva più potente e diretta ad un particolare antigene, ma più lenta perché per produrre anticorpi specializzati deve prima entrare in contatto con l’agente infettivo; si sviluppa quindi lentamente (nell’arco di alcuni giorni), ma conserva una certa memoria per agire più rapidamente e potentemente in seguito ad ulteriori esposizioni future.
 

IMMUNITÀ INNATA

IMMUNITÀ SPECIFICA

  • Non dipende dall’esposizione ad agenti infettivi o a molecole estranee.
  • Aspecifica
  • Riconosce strutture generiche
  • Sempre operativa
  • Sempre uguale, protegge dall’infezione
  • Si attiva rapidamente
  • E’ indotta dall’esposizione ad agenti infettivi o molecole estranee.
  • Specifica
  • Riconosce strutture specifiche
  • Diviene operativa al contatto
  • Si potenzia con ad ogni contatto
  • Richiede l’infezione
  • Attivazione più lenta

Entrambi i tipi di risposta immunitaria sono comunque interconnessi e lavorano in sinergia.

Una risposta immunitaria normale ha luogo secondo le seguenti tappe di base:

  • FASE DI RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE: individuazione ed identificazione della sostanza estranea potenzialmente dannosa;
  • FASE DI ATTIVAZIONE e mobilitazione dei mezzi di difesa: comunicazione del pericolo alle altre cellule immunitarie; reclutamento di altri fattori del sistema immunitario e organizzazione dell’attività immunitaria complessiva
  • FASE EFFETTRICE: attacco e distruzione o soppressione dell’agente patogeno.

Talvolta,in caso di malfunzionamento del sistema immunitario, questo può scambiare l’endogeno per l’esogeno e attaccare i tessuti dell’organismo causando una malattia autoimmune come l’artrite reumatoide, la tiroidite di Hashimoto o il lupus eritematoso sistemico (lupus).

Le malattie del sistema immunitario insorgono quando:

  • Il corpo produce una risposta immunitaria diretta contro se stesso (malattia autoimmune).
  • Il corpo non è in grado di generare una risposta immunitaria adeguata contro i microrganismi invasori (disturbo da immunodeficienza).
  • Il corpo produce una risposta immunitaria eccessiva ad antigeni estranei, spesso innocui, che danneggia i tessuti normali (reazione allergica).
 

Immunità aspecifica o innata

 

nel momento in cui i microrganismi riescono ad oltrepassare le barriere meccanico-chimiche, l’immunità aspecifica si attiva velocemente e contribuisce a neutralizzarli bloccando molte infezioni ed impedendone l’evoluzione in malattia. Questa capacità è legata alla presenza:

da un lato di particolari cellule, come i granulociti neutrofili ed i monociti;

dall’altro di alcune sostanze particolari da essi prodotte che richiamano altre cellule del sistema immunitario.

1) FATTORI CELLULARI

  • Fagociti: riconoscono i patogeni tramite specifici recettori di superficie, li inglobano e li distruggono digerendoli nei lisosomi (fagocitosi); inoltre, richiamano altre cellule del sistema immunitario secernendo citochine.
    I principali fagociti sono i macrofagi tissutali ed i neutrofili.

    • I Macrofagi: dotati di spiccata attività fagocitaria, derivano dai monociti prodotti nel midollo osseo e circolanti nel sangue. Sono presenti in tutti i tessuti e particolarmente concentrati in quelli più esposti a possibili infezioni, come gli alveoli polmonari.
    • I neutrofili, invece, circolano nel sangue e penetrano solo nei tessuti infetti, fagocitando e distruggendo microrganismi, detriti e cellule cancerose. Muoiono nel sito di infezione formando pus.

Oltre all’attività fagocitaria, in risposta alla presenza dei batteri i macrofagi secernono proteine solubili, dette citochine, mediatori chimici che reclutano altre cellule del sistema immunitario. I Macrofagi, dopo aver fagocitato e demolito le particelle estranee, ne rielaborano alcuni frammenti presentandoli poi sulla loro superficie assieme alle proteine del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC-II); per questo, appartengono al gruppo delle cosiddette APC, cellule presentanti l’antigene.

  • Linfociti NK o cellule natural Killer (NK)): vengono così detti i Linfociti T che, una volta attivati, emettono delle sostanze in grado di neutralizzare le cellule infettate da virus e quelle tumorali. Stimolati da alcune citochine,  fanno in modo che le cellule infettate da virus od anomale si “suicidino” secondo un meccanismo noto come apoptosi. I linfociti NK hanno anche la capacità di secernere varie citochine antivirali, tra cui gli interferoni.
    Non riconoscono specificamente l’antigene (non hanno recettori specifici) e per questo fanno parte dell’immunità innata.
  • Cellule dendritiche: a differenza dei macrofagi e dei neutrofili, non sono in grado di fagocitare l’antigene, ma lo catturano e lo espongono sulla propria superficie (per questo appartengono al gruppo delle cellule APC). In questo modo l’antigene viene riconosciuto delle cellule “killer”, i linfociti T citotossici che danno via alla risposta immunitaria specifica. Non a caso, le cellule dendritiche si concentrano a livello di quei tessuti che fungono da barriera con l’ambiente esterno.

2) FATTORI UMORALI

  • Sistema del complemento: si tratta di proteine plasmatiche prodotte dal fegato, normalmente presenti in forma inattiva; sono paragonabili a messaggeri che sincronizzano le comunicazioni tra le varie componenti del sistema immunitario. Le citochine circolano nel sangue e vengono attivate in sequenza, con un meccanismo a cascata, in seguito a degli stimoli opportuni.
    Le citochine attivate scatenano una serie di reazioni enzimatiche a catena che fanno acquisire ad alcuni componenti del sistema immunitario particolari caratteristiche. Per esempio, attirano i fagociti e i linfociti B e T nel sito di infezione. Il sistema del complemento possiede inoltre una capacità intrinseca di ledere le membrane degli agenti patogeni provocando su di esse pori che portano alla lisi. Infine, il complemento ricopre le cellule batteriche “etichettandole” (
    opsonizzazione) come patogene, facilitando l’azione dei fagociti i quali le riconoscono e le distruggono.Le macromolecole che, se rivestono un microrganismo, aumentano enormemente l’efficienza della fagocitosi in quanto vengono riconosciute da recettori espressi sulla membrana dei fagociti, sono dette opsonine. Oltre alle opsonine derivanti dall’attivazione del complemento (il più noto è il C3b), uno dei sistemi di opsonizzazione più potenti è rappresentato dagli anticorpi specifici che ricoprono il microrganismo e che sono riconosciuti dal recettore per Fc dei fagociti. Gli anticorpi (o immunoglobuline) rappresentano il meccanismo di difesa umorale dell’immunità acquisita.
  • Il complemento è attivato sia dall’immunità innata che da quella acquisita. Esistono infatti tre vie diverse di attivazione del complemento:

1) la via classica, mediata dagli anticorpi (immunità specifica);

2) la via alternativa, attivata direttamente da alcune proteine delle membrane cellulari dei microbi (immunità innata);

3) la via lectinica (utilizza il mannosio come sito di attacco alle membrane dei patogeni).

  • Sistema degli interferoni (IFN):  si tratta di citochine prodotte dai linfociti NK e da altri tipi di cellule, così chiamate per la loro capacità di interferire con la riproduzione virale. Gli interferoni, di cui esistono vari tipi (IFN-α IFN-β IFN-γ) facilitano l’intervento delle cellule che partecipano alla difesa immunitaria e alla reazione infiammatoria.
  • Gli interferoni non attaccano direttamente i virus, bensì stimolano le altre cellule a resistere ad essi; essi cioè: agiscono sulle cellule non ancora infettate inducendo uno stato di resistenza all’attacco virale (interferone alfa ed interferone beta); partecipano all’attivazione delle cellule Natural killer (NK); stimolano i macrofagi ad uccidere le cellule tumorali o infettate da virus (interferone gamma); inibiscono la crescita di alcune cellule tumorali.
  • Interleuchine: sono messaggeri chimici “a corto raggio d’azione”, agiscono cioè tra cellule adiacenti.
  • Fattori di necrosi tumorale: secreti dai macrofagi e dai linfociti T in risposta all’azione delle interleuchine IL-1 e IL-6; permettono di alzare la temperatura corporea, dilatare i vasi sanguigni ed aumentare il tasso catabolico.
L’infiammazione

è una reazione caratteristica dell’immunità innata, molto importante per combattere l’infezione in un tessuto danneggiato: attrae le sostanze e le cellule immunitarie nel luogo dell’infezione; costituisce una barriera fisica che ritarda la diffusione dell’infezione; ad infezione risolta, attiva processi di riparazione del tessuto danneggiato.

La risposta infiammatoria è scatenata dalla cosiddetta degranulazione dei mastociti, cellule presenti nel tessuto connettivo che in seguito al danno liberano istamina ed altre sostanze chimiche, le quali aumentano il flusso sanguigno e la permeabilità dei capillari e stimolano l’intervento dei globuli bianchi. I sintomi tipici dell’infiammazione sono l’arrossamento, il dolore, il calore e il gonfiore dell’area infiammata. Le principali cellule del sistema immunitario che intervengono nell’infiammazione sono i neutrofili ed i macrofagi.

Immunità specifica o acquisita o adattativa

 

L’ultima barriera difensiva è rappresentata dall’immunità specifica.

 Al contrario della precedente, non è presente alla nascita, ma si acquisisce con il passare del tempo ed è specifica per un determinato microrganismo, in particolare verso alcune precise molecole (antigeni) del patogeno.

L’immunità acquisita si rafforza a seguito di ripetuti contatti con lo stesso patogeno (comparsa di memoria) viene cioè potenziata ed “educata” in risposta alle infezioni e agli agenti estranei che incontra. Essendo una risposta che l’organismo fabbrica su misura a seconda dell’agente estraneo, l’immunità specifica o adattiva è molto più veloce ed efficace rispetto a quella innata, può essere rafforzata con le vaccinazioni.

Essa interviene quando le altre linee di difesa non sono riuscite a contrastare efficacemente il patogeno: le citochine infiammatorie richiamano linfociti nella sede della reazione immunitaria e questi ultimi rilasciano poi le proprie citochine alimentando e potenziando la risposta infiammatoria specifica.

Si distinguono due tipi di risposta immunitaria acquisita:

        • immunità umorale (o mediata da anticorpi): è mediata da linfociti B che si trasformano in che sintetizzano e anticorpi
        • cellulo mediata (o mediata da cellule): mediata principalmente dai linfociti T che attaccano direttamente l’antigene invasore (intervento dei linfociti T helper e Cito-tossici)

L’immunità umorale acquisita può a sua volta essere suddivida in attiva (è l’organismo stesso a produrre anticorpi in risposta all’esposizione agli agenti patogeni) e passiva (gli anticorpi vengono acquisiti da un altro organismo, ad esempio dalla madre durante la vita fetale o tramite vaccinazione).

1) FATTORI UMORALI:

  • Immunoglobuline (anticorpi): come abbiamo detto l’ opsonizzzione cioè “l’ etichettamento” delle cellule pericolose avviene grazie agli anticorpi che si legano in maniera specifica al patogeno. Gli anticorpi, infatti, rivestono gli antigeni facilitandone il riconoscimento e la fagocitosi da parte delle cellule immunitarie. La funzione degli anticorpi è quindi quella di trasformare le particelle non riconoscibili in “cibo” per i fagociti.
    Gli anticorpi fanno parte delle globuline (proteine plasmatiche globulari) presenti nel sangue e prendono il nome di immunoglobuline.
  • Vengono classificati in 5 classi, ovvero: IgA, IgD, IgE, IgG e IgM
  • Gli anticorpi possono anche legare ed inattivare alcune tossine batteriche e concorrono ad alimentare l’infiammazione attivando il complemento ed i mastociti.

l’immagine sopra mostra la struttura a “Y” dell’immunoglobulina. Sfondo vettore creata da pikisuperstar – it.freepik.com

Gli antigeni sono molecole in grado di stimolare la sintesi di anticorpi; tutte queste molecole presentano una piccola parte in grado di legarsi al suo specifico anticorpo, detta epitopo, che differisce generalmente da antigene ad antigene. Di conseguenza ogni anticorpo riconosce ed è sensibile solo ad uno o più epitopi specifici e non all’intero antigene.

2) FATTORI CELLULARI

Le cellule principalmente coinvolte nell’instaurarsi dell’immunità acquisita sono i linfociti e  le cellule che presentano l’antigene (le cosiddette APC, antigen-presenting cells).

LINFOCITI
  • Linfociti B e T: i linfociti B originano e maturano nel midollo osseo, mentre i linfociti T originano nel midollo osseo, ma migrano e maturano nel Timo. questi organi sono detti organi linfoidi primari.
    Durante il proprio sviluppo, ogni linfocita sintetizza un tipo di recettore di membrana che può legarsi solo ad uno specifico antigene. Il legame tra antigene e recettore dà dunque luogo all’attivazione del linfocita, che a quel punto comincia a dividersi ripetutamente; si formano in questo modo linfociti con recettori identici a quello che aveva riconosciuto l’antigene: tali linfociti sono detti CLONI e il processo con cui si formano è detto SELEZIONE CLONALE
  • In seguito all’attivazione dei linfociti si formano sia CELLULE EFFETTRICI (che parteciperanno attivamente alla risposta immunitaria) sia CELLULE DELLA MEMORIA (che hanno il compito di riconoscere l’antigene in caso di eventuale successiva invasione). 
  • Milza, tonsille, linfonodi e tessuto linfoide associato alle mucose degli apparati respiratorio e digerente, costituiscono gli organi linfoidi secondari. Essi ospitano macrofagi elinfociti B e T che vi stazionano temporaneamente durante il processo di circolazione del sangue. I linfociti T e B entrano in contatto con gli antigeni proprio durante la loro permanenza negli organi linfoidi secondari.
    I Linfociti B esprimono immunogobuline (Anticorpi, Ab), mentre i Linfociti T esprimono recettori; entrambi fungono da recettori di membrana.
  •  
  • LINFOCITI B: riconoscono direttamente l’antigene tramite anticorpi di superficie; una volta attivati vanno incontro in parte a proliferazione e maturazione in cellule specializzate che secernono gli anticorpi (dette plasmacellule, che sono i genitori degli anticorpi specifici nei confronti di un determinato invasore) e in parte in cellule della memoria (che hanno la stessa funzione delle precedenti ma sono più longeve e per questo continuano a circolare per periodi molto più lunghi rispetto alle plasmacellule, a volte anche per tutta la vita dell’organismo). Come abbiamo visto, le cellule della memoria garantiscono una rapida produzione di anticorpi qualora si ripresentasse un certo agente patogeno per la seconda volta.

Ogni linfocita B esprime sulla propria membrana circa 150.000 anticorpi (recettori) identici e specifici per lo stesso antigene. Il legame antigene-anticorpo è estremamente specifico: esiste un anticorpo per ogni possibile antigeneL’attivazione dei linfociti B richiede lo stimolo dei linfociti T helper. I linfociti B riconoscono l’antigene in forma nativa, mentre i linfociti T riconoscono l’antigene processato da cellule accessorie (APC).

  • LINFOCITI T: interagiscono direttamente con le cellule del nostro corpo che risultano infettate o alterate. Essi contribuiscono all’eliminazione dell’antigene sia direttamente (attività citotossica nei confronti delle cellule infettate da virus), sia indirettamente (attivando Linfociti B o i macrofagi).

Si suddividono in due principali sottopopolazioni: Thelper (TH) (CD4+) e T citotossici (TC) (CD8+).

    1. linfociti T helper presiedono alla regolazione di tutte le risposte immuni attraverso il rilascio di citochine che aiutano i linfociti B ed i linfociti T citotossici. Hanno quindi una FUNZIONE DI COORDINAMENTO:presentano i recettori di membrana CD4; riconoscono antigeni presentati dal MHC II; inducono differenziamento dei linfociti B in plasmacellule (quest’ultime produttrici di anticorpi); regolano l’attività dei linfociti T citotossici; attivano i macrofagi; secernono le citochine (interleuchine);
    2. linfociti T citotossici (TC) (CD8+) presiedono alla risposta immune cellulo-mediata ed esercitano un’azione tossica contro le loro specifiche cellule bersaglio (cellule infettate e cellule tumorali). Hanno quindi una funzione di DEMOLIZIONE DI CELLULE ESTRANEE: presentano la molecola di membrana CD8; riconoscono gli antigeni presentati dal MHC I; colpiscono selettivamente cellule infettate da virus e cancerogene regolati dai T Helper.

I linfociti T citotossici liberano anche potenti sostanze chimiche, le LINFOCHINE, che attirano i macrofagi e stimolano e facilitano la fagocitosi cioè attaccano direttamente la cellula estranea provocando dei fori, che facilitano il lavoro dei macrofagi.
Quando un’infezione è stata sconfitta, l’attività del linfociti B e T viene bloccata grazie all’azione di altri linfociti T detti soppressori che, appunto, sopprimono la risposta immunitaria: tuttavia, questo processo non è del tutto chiaro ed è attualmente fonte di diversi studi.

Cellule che presentano l’antigene (APC)
 

Di per sé i fagociti (macrofagi e neutrofili) presentano una modesta abilità intrinseca di legarsi direttamente a batteri e ad altri microrganismi. Tuttavia la loro attività fagocitaria aumenta notevolmente se il il batterio ha attivato il complemento (grazie alle opsonine C3b). I microrganismi che non attivano il complemento, vengono opsonizzati (etichettati) dagli anticorpi che possono legarsi al recettore Fc del fagocita. Gli anticorpi possono anche attivare il complemento e, se sia gli anticorpi che il complemento (C3b) opsonizzazno il patogeno, il legame diventa ancor più solido.

Dalla fagocitosi delle molecole estranee originano dei frammenti di antigene che, all’interno del fagocita, vengono combinati con particolari proteine appartenenti al cosiddetto “complesso maggiore di instocompatibilità” (MHC, major histocompatibility complex). Il complesso maggiore di istocompatibilità – originariamente scoperto perché coinvolto nell’attecchimento e nel rigetto dei trapianti d’organo – permette di riconoscere il self dal non self. Si tratta di proteine ubiquitarie che hanno la capacità di legarsi a molecole interne alla cellula ed esporle sull’esterno della membrana.
I complessi molecolari (frammenti di antigene + molecole MHC II) vengono esposti sulla superficie di alcune cellule, che per questo vengono chiamate cellule che presentano l’antigene (APC).
Esistono due tipi di molecole MHC:

    • le molecole MHC di classe I si trovano sulla superficie di quasi tutte le cellule nucleate e fanno in modo che le cellule del corpo “anomale” siano riconosciute dai recettori CD8 dei linfociti T citotossici; è così quindi possibile “evitare una strage” cioè impedire che i linfociti citotossici attacchino le cellule sane dell’organismo. Ad esempio, i linfociti natural killer riconoscono come non-self le cellule con bassa espressione di MHC-I (cellule tumorali), mentre i linfociti T citotossici attaccano soltanto le cellule che presentano complessi antigeni virali – MHC-I.
    • Le molecole MHC di classe II, invece si trovano solo sulle cellule APC del sistema immunitario, principalmente su macrofagi, linfociti B e cellule dendritiche. Le MHC di classe II presentano peptidi esogeni (derivati dalla digestione dell’antigene) e vengono riconosciute dai recettori CD4 dei linfociti T helper.

I peptidi esposti sulla superficie cellulare grazie alle MHC vengono esaminati dalle cellule del sistema immunitario, le quali intervengono soltanto se riconoscono tali complessi come “non self”.

Dopo l’esposizione del complesso antigene-MHC, le cellule migrano attraverso i vasi linfatici verso i linfonodi, dove:

  • Se una cellula T citotossica incontra una cellula bersaglio che espone frammenti di antigene sul suo MHC-I (cellule nucleate tumorali o infettate da virus) la uccide per prevenirne la riproduzione;
  • Se una cellula T helper incontra una cellula bersaglio che espone frammenti di antigene esogeni sul suo MHC-II (fagociti e cellule dendritiche) secerne citochine aumentando la risposta immunitaria (ad esempio attivando il macrofago o il linfocita B che ha presentato l’antigene).
 
 
 

 

Foto di Myriam Zilles da Pixabay

Quando le difese immunitarie sono basse si è più esposti al rischio di sviluppare infezioni.

Le sentinelle del nostro sistema immunitario sono sempre vigili e pronte ad intervenire in caso di emergenza per difendere il nostro organismo.

Tuttavia il nostro sistema immunitario è spesso messo alla prova. In particolare, con l’arrivo delle stagioni fredde, spesso accompagnato da un cambio repentino della temperatura, sono molto più frequenti i casi di raffreddore ed influenza, herpes labiale, mal di gola, tosse, febbre, ecc.

Questo accade perché il nostro sistema impiega molto più tempo per identificare l’agente patogeno e quindi mettere in moto una risposta efficace per sconfiggerlo.

Le cause dell’indebolimento delle difese immunitarie sono molteplici e possono variare da persona a persona.

In generale possiamo individuare alcune azioni e comportamenti che mettono a rischio la nostra salute:

  • Alimentazione sbagliata;
  • Eccessivo uso di bevande alcoliche;
  • Fattori ambientali e climatici;
  • Fumo;
  • Stress;
  • Assunzione inadeguata di antibiotici;
  • Riposo notturno non sufficiente.

Anche alcune cause patologiche possono comportare un abbassamento delle difese immunitarie; Con gli esami del sangue è possibile valutare la concentrazione di globuli bianchi nel sangue (conta leucocitaria), se il valore totale è inferiore a 4000 cellule per mm3 di sangue si parla di difese immunitarie basse e l’organismo è maggiormente esposto al rischio di ammalarsi.

In generale, tuttavia, in alcuni periodi della vita è possibile sentirsi stanchi ed essere più vulnerabili all’attacco dei germi. Avere le difese immunitarie basse, infatti, non significa solamente ammalarsi frequentemente ma, e non è poco, si avranno anche altri disturbi che abbassano parecchio la qualità della vita, come per esempio:   

  • Mal di testa
  • Stanchezza
  • Febbricola
  • Astenia e senso di debolezza
  • Dolori muscolari e scheletrici
  • Caduta dei capelli
  • Eruzioni cutanee
Per mantenere alte le nostre difese immunitarie basta seguire delle semplici regole con cui possiamo dare loro una grande mano e rendere il nostro organismo più forte.

it.freepik.com/vettori/infografica

  • Anzitutto  è necessario partire dall’alimentazione:

un’alimentazione equilibrata e soprattutto sana ovvero ricca di vitamine e sali minerali sarà di grande aiuto al sistema immunitario. In particolare, bisogna prediligere verdure di stagione e frutta fresca, soprattutto agrumi e kiwi, ricchissimi di vitamina C; completare ogni pasto con una porzione di vegetali è una buona abitudine tutto l’anno ma lo è ancor di più quando è necessario dare una mano al proprio sistema immunitario.

Ottime le spremute di agrumi in questo periodo: contribuiscono a raggiungere il fabbisogno quotidiano di vitamina C, favoriscono l’assorbimento del ferro e prevengono raffreddore e mal di gola. Peperoni, spinaci, broccoli e kiwi sono, oltre agli agrumi, una buona fonte della vitamina più conosciuta;

Anche la vitamina D è importante in autunno/inverno per rinforzale il sistema immunitario, oltre che per la salute delle ossa. Quando le ore di sole della giornata si riducono, il corpo può aver bisogno di integrare la dose di vitamina D con altre fonti oltre alla luce naturale. Vanno bene i latticini e il pesce azzurro, ma anche le uova e le verdure a foglia verde; non dimenticare anche la vitamina A (ne è ricco il tarassaco), potente antiossidante, e la vitamina B, che aiuta il metabolismo e protegge capelli, pelle e occhi.

  • Cercare di passare più tempo possibile all’aria aperta nelle giornate più calde è un ottimo modo per rinforzare il nostro sistema immunitario, a patto di prendere le giuste precauzioni per la pelle contro i raggi Uv e contro gli sbalzi termici;

Per rinforzare il sistema immunitario, oltre a curare al meglio l’alimentazione, è importante anche prendersi cura di sé con qualche accorgimento in più del solito.

  • Evitare il fumo e l’alcol;
  • Cercare di ridurre il più possibile lo stress è essenziale; Lo stress debilita mentalmente e fisicamente: quando si è stressati si è più facilmente esposti alle malattie. Lo stress, infatti, è la prima causa del calo delle difese immunitarie, in quanto indebolisce i globuli bianchi che reagiscono meno agli stimoli esterni.
  • Coprirsi adeguatamente, ma senza esagerare. Una sciarpa davanti alla bocca potrebbe aiutare, ad esempio, a riscaldare l’aria che entra prima che arrivi alla trachea e ai bronchi;
  • Fare sport; lo sport è un grande alleato del sistema immunitario, rinforza l’organismo in ogni stagione di pari passo con l’alimentazione corretta; molti studi hanno infatti dimostrato che lo sport migliora la funzione dei neutrofili.
  • Dormire di più (magari andando al letto un po’ prima alla sera): in autunno si è più soggetti a stanchezza e sonnolenza. È importante non ignorare questi segnali del nostro corpo e il suo invito a rallentare, seguendo di più i ritmi naturali della stagione. Un regolare ritmo sonno-veglia, renderà sicuramente il sistema immunitario più efficiente, mentre la mancanza di sonno può diminuire la prontezza delle difese immunitarie. Durante il sonno il corpo umano rielabora le proteine introdotte con la dieta. Chi non riposa abbastanza non riesce a utilizzare le proteine per questo scopo ed è quindi più soggetto alle infezioni.

Nel cambio di stagione (ma anche per tutto il periodo invernale) può essere utile e/o necessario ( a maggior ragione se non seguiamo un alimentazione sana) assumere degli integratori specifici per le difese immunitarie che riescono a fornire tutte le risorse necessarie al nostro fabbisogno nutritivo, a base di vitamine ed estratti vegetali, in grado di svolgere un’efficace funzione immunostimolante e promuovere il benessere dell’organismo. Gli ingredienti più usati a tale scopo in genere sono:

tutte le vitamine A, B, C, D; selenio, zinco, omega-3, fermenti lattici che aiutano ad equilibrare la flora batterica intestinale. Questa tipologia di integratore sono definiti adattogeni.

Gli integratori sono disponibili in diversi formati: capsule, compresse e bustine. Andiamo ad analizzare singolarmente i componenti contenuti negli integratori consigliati per favorire il benessere dell’organismo rafforzando le difese immunitarie:

  • Vitamina C : svolge infatti un ruolo fondamentale nella difesa immunitaria, accorcia di molto la durata dei malanni di stagione poiché innalza le barriere del sistema immunitario e svolge una valida funzione preventiva nei confronti di malattie di diversa natura, ma è anche una delle sostanze antiossidanti più efficaci e contrasta quindi la diffusione dei radicali liberi. La sua funzione non è solo quella antiossidante ma aiuta anche l’assorbimento del ferro, uno dei minerali fondamentale che costituisce emoglobina e mioglobina, le proteine che trasportano l’ossigeno nel corpo.
  • Vitamina D ,già nota per contribuire all’assorbimento del Calcio utile alle ossa, svolge un ruolo importante anche nella funzionalità del sistema immunitario che difende l’organismo dall’attacco di virus e batteri.Secondo una recente ricerca dell’Università di Copenhagen, si è scoperto che la Vitamina D funge da attivatore dei linfociti T. Quest’ultima determina infatti la produzione di un recettore sulla parte più esterna dei linfociti, che diventano così in grado di riconoscere i “nemici”, innescando una risposta immunitaria adeguata all’infezione in atto.
  • Zinco, minerale ad azione antiossidante, aiuta le cellule immunitarie a svilupparsi e rimanere in buona salute.Assunto entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi, lo zinco (almeno 75 mg/die) può accelerare il recupero e ridurre i sintomi del raffreddore comune. Lo zinco riduce lo stress ossidativo e riduce i livelli di alcune proteine infiammatorie nel corpo.
Programma difese immunitarie ADULTI
Programma difese immunitarie ADULTI

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Per aumentare le difese immunitarie nei bambini esistono prodotti specifici a base di minerali e vitamine che se somministrati, soprattutto nella stagione fredda, aiutano a supportare le naturali funzioni del sistema immunitario. Molto spesso tra gli ingredienti maggiormente usati a tale scopo vi sono:

  • La vitamina C, D, B6 e B12, necessarie nello svolgere una valida azione immunostimolante e antiossidante e contribuire al corretto metabolismo energetico;
  • L’acido folico, per contrastare il senso di stanchezza ed affaticamento. L’acido folico è fondamentale per la riproduzione dei globuli rossi (o eritrociti), i trasportatori dell’ossigeno nel sangue, e dei GLOBULI BIANCHI (o LEUCOCITI), cellule deputate alla difesa IMMUNITARIA. Ciò significa che un eventuale deficit della vitamina può compromettere sia la capacità di trasporto dell’ossigeno, sia il potenziale di difesa dell’organismo dagli agenti patogeni.
  • Zinco, minerale ad azione antiossidante.
 
 
 
Programma difese immunitarie BAMBINI
Programma difese immunitarie BAMBINI
 

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Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non esistono ancora vaccini o farmaci specifici che possano sconfiggere la malattia da Coronavirus, che sta attualmente attanagliando gran parte del mondo, ma sono tanti gli studi clinici che cercano di migliorare le possibilità di guarigione dei pazienti e aumentare le probabilità di sopravvivenza per quelli a rischio. Quel che si può fare, tuttavia, è agire in via preventiva e aumentare le nostre difese immunitarie, in modo da proteggere principalmente le nostre vie respiratorie. È stata recente la scoperta della Lattoferrina come possibile ingrediente in grado di combattere l’azione virale di molte malattie: La ricerca “Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation” condotta dalle università romane Tor Vergata e La Sapienza e pubblicata su “International Journal of Molecular Sciences” ha messo in luce il possibile ruolo preventivo della lattoferrina. 

Essendo questa glicoproteina una componente dell’immunità innata dei bambini ed essendo un dato di fatto che la popolazione pediatrica sia stata la meno colpita dalla pandemia da coronavirus, si è pensato al suo utilizzo nel supporto delle difese immunitarie. 

Lattoferrina

 è una proteina appartenente alla famiglia delle transferrine, in grado di legare e trasportare il ferro. Si trova principalmente nel latte materno, in particolar modo nel colostro, nella saliva e nelle lacrime, nei granulociti neutrofili (cellule immunitarie che difendono l’organismo dalle infezioni di funghi e batteri).

L’attività principale della lattoferrina sembra essere attribuita alla sua capacità di legare e trattenere il ferro, importante nutriente per potenziali patogeni che dipendono da esso per la moltiplicazione e l’adesione alle mucose. Va, inoltre, evidenziata la capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare di alcune specie batteriche. Legandosi alle membrane plasmatiche, la lattoferrina impedisce il legame tra particelle virali e cellule bersaglio, bloccando la replicazione e l’infezione sul nascere, fungendo dunque da importante fattore preventivo; tale meccanismo è apparso efficace contro l’herpes simplex. La lattoferrina è in grado di stimolare naturalmente la crescita dei bifidobatteri delle cellule natural killer, di stimolare l’attività dei neutrofili e di modulare l’attività delle citochine infiammatorie. Risulta perciò un sostegno ideale per tutto il sistema immunitario.

 

 

 

 Per aumentare le difese immunitarie basse negli over 50 è necessaria l’assunzione di prodotti in grado di supportare le difese immunitarie, ma anche di favorire la capacità di assorbimento dei nutrimenti essenziali per consentire il benessere dell’organismo. Tali prodotti sono caratterizzati soprattutto da Vitamina B12, un ingrediente utile nella formazione dei globuli rossi, di cui promuove la crescita, capace di favorire la buona salute del sistema nervoso ed essenziale anche nel metabolismo dell’omocisteina, in quanto contribuisce a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, evitando che si depositi , in quantità eccessive, nei vasi sanguigni.

                    IN OFFFERTA

  

 

Anche la fitoterapia è un valido aiuto per il nostro sistema immunitario:

  • Il ribes nero, noto per le sue proprietà antinfiammatoria e antistaminica(sia a livello cutaneo che a livello delle vie respiratorie), è utile contro congiuntivite, allergia e stanchezza; infatti i flavonoidi e glicosidi, in esso presenti, agiscono come stimolanti delle ghiandole surrenali nella produzione di cortisolo, un cortisone endogeno che aiuta l’organismo a reagire alle infiammazioniQuesta attività cortison-like genera una reazione molto importante, perché aumenta la produzione di steroidi surrenalici, normalmente secreti dalle nostre ghiandole per contrastare ogni tipo di stress o lesione, stimolare la conversione di proteine in energia, eliminare le infiammazioni e inibire temporaneamente l’azione del sistema immunitario che scatena le allergie.
  • L’Echinacea, dall’azione  immunostimolante, incrementa la resistenza dell’organismo alle infezioni poiché ha proprietà antibatteriche ed antivirali. La radice di echinacea contiene polisaccaridi che conferiscono alla pianta proprietà immunostimolante, grazie alla sua capacità di attivare l’azione fagocitaria dei linfociti e rinforzare il sistema immunitario specifico, di adulti e bambini. Il meccanismo di azione si esplica mediante un aumento dei leucociti, in particolare dei granulociti polimorfonucleati (o neutrofili) e dei monociti-macrofagi del sistema reticolo-endoteliale, adibiti a fagocitare (mangiare) gli agenti estranei dannosi (batteri, funghi etc.).La pianta inoltre contiene flavonoidi (come la luteolina, kaempferolo, quercetina, apigenina); derivati dell’acido caffeico (echinacoside, acido clorogenico), acido cicorico, polieni, alchilamidi e olio essenziale.  In particolare l’echinacoside svolge azione antibiotica e batteriostatica, in grado di inibire la replicazione di batteri difficilmente controllabili; mentre l’echinaceina conferisce alla pianta proprietà antinfiammatoria corticosimile.Infine la presenza di acido cicorico e acido caffeico svolgono azione antivirale, tale da ostacolare la penetrazione del virus nelle cellule sane.La propoli è un antibatterico naturale, utile in caso di raffreddore, asma e influenza;esercita un’attività antimicotica, antivirale e vasoprotettiva; 

  • L’Uncaria, che svolge un’azione antinfiammatoria e antivirale oltre che  immunostimolante ed immunomodulante grazie ai glicosidi dell’acido quinovico, steroli e polifenoli.La sua assunzione potenzia e rinforza il sistema immunitario in quanto stimola la produzione di anticorpi grazie alla sua azione immunomodulante, conferita alla pianta dalla presenza degli alcaloidi pentaciclici, i principi attivi più importanti del fitocomplesso, che inducono nelle cellule endoteliali umane il rilascio di un fattore attivante la regolazione e proliferazione dei linfociti B e T, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo.Tra gli altri principi attivi che compongono il fitocomplesso, i glicosidi dell’acido quinovico sono responsabili delle proprietà antinfiammatorie, assieme agli steroli e i polifenoli, che la rendono un efficace rimedio ad azione antiflogistica e antidolorifica, utile nel trattamento di reumatismi, artrite e artrosi, processi infiammatori, dolori osteoarticolari e muscolari. 
  • Pappa realead azione rivitalizzante, stimolante e antimicrobica;
  • Eleuterococcoutile per stimolare il metabolismo e le difese immunitarie, anti-stress; la pianta, infatti, è ricca di polisaccaridi che le conferiscono proprietà immunomodulante, in quanto, aumenta il numero dei linfociti T e rinforza l’attività dei globuli bianchi. Esso ha inoltre notevoli proprietà toniche e adattogene, in grado di migliorare la resistenza dell’organismo agli attacchi esterni e “adattarlo” ai cambiamenti climatici e stagionali.La presenza di una miscela di eleuterosidi, steroli, glucosidi, cumarine, acidi fenolici liberi e saponine lo rende un elisir di lunga vita, in grado di stimolare il metabolismo ed equilibrare l’energia.
  • Acerolaricca di vitamina C, è indicata per prevenire e combattere le sindromi influenzali;
  • Rosa Caninanota per le sue proprietà antinfiammatorie e vitaminizzanti.I piccoli frutti (bacche) della rosa canina sono considerati le “sorgenti naturali” più concentrate in Vitamin C, presente in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto alle arance e limoni, e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell’organismo.la sua assunzione migliora la risposta immunitaria a livello respiratorio nei soggetti a tendenza allergica e nei bambini. La proprietà antinfiammatoria trova un importante impiego terapeutico nelle flogosi acute che comportano alterazioni delle mucose nasali, degli occhi e delle prime vie aeree con conseguente produzione di catarro.Per tali proprietà, lanosa canina non solo rappresenta un ottimo rimedio nella prevenzione di allergie e nella cura di rinite, congiuntivite e asma dovute al contatto con pollini; ma è consigliato nelle affezioni infantili come le tonsilliti, le rinofaringiti, otiti, tosse e raffreddore di origine infettiva.

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